colonne taranto

castello giardino 5

quartiere ceramiche 10

Con la caduta di Taranto (272 a.C.) per opera dei Romani, si assistette ad un disfacimento economico e demografico anche della nostra zona rupestre, consentendo solo a pochi villaggi una faticosa sopravvivenza fino all’età ellenistica (I-II sec.a.C.) e trasformando l’intero territorio a zona di pascolo.

Dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente fino al secolo XI, seguirono anni bui e difficili per i quali mancano dati storici certi. In questo periodo altomedievale Grottaglie accomuna la sua storia a quella delle principali città vicine, come Taranto e Oria, subendo in seguito varie invasioni barbariche (Ostrogoti, Goti, Longobardi e Saraceni si contendevano con i Bizantini le nostre zone). In seguito, con l’avvento dei Normanni, comunque non si cancellò la presenza dell’influenza greca a Taranto (1063) per volere di Roberto il Guiscardo. Con la costituzione del Principato di Taranto, per merito di Boemondo di Antiochia, Principe di Taranto, le sorti dei casali grottagliesi furono definitivamente segnate. I Normanni, infatti, offrirono il “casale cryptalearum”, con tutte le pertinenze, alla Mensa arcivescovile di Taranto. Le contrade rupestri, proprio perché nascoste e sicure, dovettero essere abitate, accogliendo abitanti degli insediamenti vicini maggiormente esposti alle incursioni e rappresaglie barbariche. Tutti gli storici fanno risalire la nascita della città di Grottaglie a tale periodo medievale, quando, a causa delle ricordate invasioni, gli abitanti di Salete, Rudia e Mesocoro, trovarono rifugio nelle grotte di Riggio, Casalpiccolo o lama dei Pensieri e specialmente di Casalgrande. Qui sorse la città di Grottaglie vera e propria. Grottaglie, quindi, soppiantò tutti gli altri insediamenti vicini, gradualmente abbandonati, i cui abitanti si concentrarono in una località più sicura che di lì a poco sarebbe stata ben munita con mura, castello e con un grande e splendido tempio dedicato all’Annunciazione. In questo periodo la Mensa arcivescovile aveva tutti i diritti feudali e con l’arcivescovo pro tempore si poteva aggiungere agli altri titoli anche il titolo d’Utilis Dominus et Baro Terrae Cryptaliarum. Tale possesso però non fu mai pacifico, e fu causa di lunghe lotte, di processi e liti che terminarono solo con la fine della feudalità.

La particolarità di Grottaglie nel rapporto tra edilizia ordinaria e edifici specialistici di rilievo artistico e monumentale sta nella sua storia: molte sono le costruzioni di carattere religioso (si contavano addirittura 25 chiese nel XVII secolo, secondo quanto detto da M. Corcione nel suo “La storia e la città di Francesco de Geronimo”), mentre relativamente pochi sono i palazzi nobiliari d’alto pregio architettonico. Lungo Via Vittorio Emanuele II sono ancora ubicati alcuni palazzi la cui datazione varia dalla fine del ’500 agli inizi del ’600, come Palazzo Urselli, dalla facciata semplice e un interessante cortile adiacente al portone d’ingresso; Palazzo Maggiulli-Cometa simile al precedente; Palazzo Blasi con la sua facciata barocca. Nella piazza principale sorge un palazzo con un portale unico per la sua dimensione: il Palazzo del Principe dimora dei feudatari Cicinelli. Nel periodo che va dalla fine del 1700 al 1880, ci furono una serie d’abbattimenti e ricostruzioni che hanno dato origine a numerosi palazzotti (tra cui Palazzo De Rossi, Palazzo Scardino, Palazzo De Palma), modificando spesso anche il vecchio tracciato viario. La localizzazione di questi, è ancora lungo gli assi principali, con maggiore addensamento verso il centro.
Questa situazione rispecchia la vicenda del potere nell’antica Grottaglie, feudo della Mensa Arcivescovile di Taranto e quindi soggetta all’autorità ecclesiastica, ma anche e contemporaneamente possedimento di svariati signorotti e tirannelli dei quali solo il famigerato Principe Cicinelli ha avuto dimora fissa nel cuore della città.