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Il territorio grottagliese per le particolarità ambientali, è stato popolato dall’uomo fin da tempi antichi.

Ritrovamenti litici appartenenti al Paleolitico sono stati ritrovati in località Buccito, Coluccio e nel villaggio III di Lonoce: strumenti in pietra calcarea rozzamente scheggiati, schegge e residui di lavorazione, lamette a sezione trapezoidale.

L’età neolitica è ben provata un po’ ovunque: insediamenti stabili (dalla metà del V ai primi secoli dell’IV millennio a.C.) sono stati scoperti a Buccito e Caprarica nella forma di villaggi agricoli diversi. Segue una considerevole utilizzazione delle grotte e caverne naturali in tutte le fasi dell’età del bronzo e del ferro.

Nella fase finale dell’età del bronzo si ebbe un maggiore consolidamento degli insediamenti, grazie alla mescolanza dell’attività pastorale con quell’agricola, e si fortificarono o si scelsero nuovi villaggi su alture isolate e difendibili. Così, seguendo l’interessante ricostruzione, sappiamo che nell’età media del bronzo (XVI- XIV sec. a.c.) ai villaggi di Riggio e di Lonoce I si aggiunsero quelli del Fullonese, di S. Biagio e di Lonoce II.

Nell’età del bronzo finale si avvertì una riduzione demografica causata dal sopravvento dell’economia agricola su quella pastorale e dall’evoluzione “delle prime forme protourbane verso una stabile struttura cittadina”; all’abbandono dell’ambiente rupestre fece, infatti, riscontro la nascita e il rafforzamento d’insediamenti stabili ed urbani sulle vicine alture, come Monte Salete e Monte S. Elia.

L’abbandono delle gravine andò avanti ancora nell’età del ferro. Il lento processo d’evoluzione della civiltà indigena verso strutture urbane fu soffocato dalla fondazione di Taranto da parte di coloni Spartani (fine VIII sec. a.C.) che provocò un ripiegamento degli Japigi verso Brindisi, spopolando la zona intermedia, e quindi la nostra. Tuttavia dal VI sec. apparirono delle gravine indigene.

Negli anni oscuri successivi si sviluppò il monachesimo orientale o basiliano: il monaco-asceta, scampato alla lotta iconoclasta, si sottraeva ad ogni forma di vita sociale isolandosi in luoghi impervi e deserti in piccoli gruppi di preghiera e di penitenza. Della loro passata esistenza rimangono a testimoniare alcune grotte trasformate in chiese – cripte, le cosiddette “laure”.
Intorno all’anno Mille un piccolo gruppo di Ebrei, scampato dall’eccidio e dall’incendio d’Oria da parte dei Saraceni, si stabilì nella gravina del Fullonese. Fullonese o fuddanese significa “follone” o “lavandaio”, infatti, i forestieri che praticavano il mestiere di conciapelli, usavano scavare le vasche di macerazione delle pelli direttamente nella roccia attingendo l’acqua da pozzi esistenti nel fondo della valle o di acqua viva. L’ambiente naturale favoriva la pastorizia e l’allevamento di bovini di razza pregiata, mentre dalla vegetazione (lentischio, corbezzolo, quercia e noce) erano estratte sostanze concianti.
Per quasi tre secoli i Giudei abitarono la valle del Fullonese socializzando con gli indigeni delle gravine vicine.