puminoL’arte ceramica: abilità artigiana  –  Photogallery

 

puminoVisita le botteghe ceramiche

 

 

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Grottaglie è custode della memoria storica della ceramica, conservatrice di valori e forme tradizionali, rinnovando i propri prodotti artigianali con uno sforzo sempre prudente, razionale, motivato da scelte sia di carattere tecnico-funzionali, sia di carattere artistico.

La storia di questo affascinante lavoro si può ripercorrere sulla scorta dei materiali usati per le più importanti manifatture, dei loro ornati, delle loro forme e dei loro colori. In tal modo è possibile individuare una linea di continuità che dal periodo medievale giunge fino ai nostri giorni, partendo proprio da alcuni reperti rinvenuti casualmente nel 1989 sotto il Castello Episcopio e che presentano analogie con quelli ritrovati presso il convento di S. Benedetto a Manduria, anch’essi di età medievale. Questi ultimi, studiati e restaurati nel 1990 dagli allievi del corso di Restauro dell’Istituto Statale d’Arte di Grottaglie, grazie alla perfetta somiglianza riscontrata con quelli ritrovati nella stessa Grottaglie, hanno fornito una valida testimonianza riguardo la costituzione dell’impasto utilizzato, la varietà delle forme, il tipo di decoro eseguito e la scelta dei colori.

L’attività ceramica medievale grottagliese può essere posta in relazione all’occupazione delle terre meridionali da parte dei Saraceni, che avrebbero influenzato gli stilemi produttivi anche in epoca successiva. E’ peraltro probabile che tali stilemi fossero giunti anche per altre vie, quali quella veneziana prima e spagnola poi. Per secoli l’attività fu rivolta soprattutto alla produzione di laterizi e mattoni per uso edilizio, suppellettili ed oggetti di uso comune, per rispondere ad esigenze provenienti in particolar modo dal ceto contadino.

La causa principale di una produzione che per tutto il cinquecento presenta un carattere rustico, lontano dagli stilemi faentini, è sicuramente stata la mancata presenza in Grottaglie di corti principesche o feudali che potessero commissionare una ceramica più fine e di conseguenza più costosa. In tal senso, una particolare importanza riveste l’esame dei documenti conservati nell’Archivio di Stato di Napoli, pubblicati dallo studioso salentino Nicola Vacca, i quali dimostrano la presenza in Grottaglie dal 1663 della specializzazione “faenzara”, usata per indicare il fabbricante di oggetti ingobbiati a smalto, importata sicuramente dalla vicina Laterza dove appunto tale produzione era fiorente. La mancanza di un numero significativo di oggetti firmati o indicati esplicitamente come originari di Grottaglie nei secoli XVII-XVIII, viene spiegata dal fatto che i prodotti venivano identificati con le indicazioni del destinatario, quasi sempre appartenente alla nobiltà o alla ricca borghesia. Questo fa pensare che a Grottaglie si producessero oggetti d’arte, commissionati dalla nobiltà dei centri vicini, in particolar modo da Martina Franca, dov’era presente una piccola corte, quella dei Caracciolo, ma dove invece si riscontrava una quasi totale assenza dei ceramisti nei catasti onciari.

Il Seicento vede la persistenza di motivi decorativi medievali e il rifiuto a recepire le mode. Si rileva, invece, l’influsso che la vetreria e la ceramica veneta hanno avuto sulla ceramica salentina in particolare su Grottaglie, dovuta a stretti rapporti commerciali.

Il Settecento è stato ricco di una produzione “faenzara”, ben rappresentata da grandi nomi, quali Francesco Saverio Marinaro (1705-1772), che ha realizzato su vasellami, spesso per uso farmaceutico: gli albarelli, decorazioni o fregi di gusto classico e neoclassico, utilizzando in particolar modo il color blu, tendente al violaceo. Altro famoso ceramista è stato Ciro Lapesa (1756-1826), che sicuramente ha subito influenze dalla scuola napoletana, come testimonia una zuppiera conservata nella raccolta dell’Istituto Statale d’Arte di Grottaglie, decorata con festoncini ed elementi floreali ma che erroneamente si dice formatosi a Capodimonte.

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Particolare bottega ceramica

Con l’Ottocento si assiste ad una definitiva cessazione dell’attività artigianale ceramica in molti centri limitrofi, primo fra tutti Laterza, ma anche Martina Franca e Taranto, dovuta in particolar modo all’introduzione nel mercato di materiali alternativi quali i metalli e le materie plastiche. Grottaglie fronteggia tale stato di crisi mediante l’apertura nel 1887 della Scuola d’Arte, la quale doveva dare un nuovo impulso tecnologico al settore e avviare una produzione più pregiata.

Tra l’Ottocento e il Novecento molti artigiani hanno fondato laboratori in vari centri italiani creando vere e proprie scuole ex novo. Anche l’introduzione di nuovi macchinari, quali la macchina frangizolle, l’impastatrice e il tornio elettrico contribuirono a tal proposito.

Con lo scorrere del tempo, l’elemento che rimane costante è la distinzione delle diverse specializzazioni produttive, mantenuta per tutto il Novecento fino ad oggi, con le relative derivazioni e sottofiloni. Tali filoni sono quelli dell’arte “capasonara” e “faenzara”. L’arte ‘capasonara’ è definita anche in altri modi che si integrano o si identificano nei seguenti oggetti:

– i “capasoni” (recipienti che potevano raggiungere fino a trecento litri di capacità in cui venivano conservati vino, olio e acqua);

– la “roba gialla” (contenitori destinati principalmente ad uso comune, quali per esempio contenitori biansati o brocche trilobate come gli struli o i quartaruni) sottoposta ad ingobbiatura, bagnata cioè in argilla cocente o colorata in giallo miele, ottenuto con l’uso di ossidi di ferro e piombo, la cui quantità viene dosata in base alla tonalità che si vuol dare alla superfice;

– la “roba rustica” (oggetti di uso domestico e contadino quali per esempio le craste per il bucato) sottoposta ad una sola cottura, senza vernice, da qui il suo nome “rustica”, che indica il carattere molto grossolano della sua fattura.

Con arte faenzara, definita anche “roba bianca” si è soliti invece identificare una ceramica ingobbiata e invetriata superficialmente (gli altri appellativi sono “roba fine”, o “gentile” o “sottile” che indicano precise funzioni), sottoposta a maggior cura durante la lavorazione che dà forma ad oggetti di uso più elettivo, a volte esclusivamente decorativo (soprammobili, piastrelle decorate, pannelli, servizi da portata).

 

 

Per quanto riguarda i motivi decorativi, bisogna dire che, per la categoria capasonara, si predilige il monocolore: verde, marrone, giallo o bianco latte; su particolari giare viene effettuata una decorazione derivata dall’arte primitiva, che basa il suo effetto sull’impiego di due toni del medesimo colore o sulla irregolare colata di smalto che ricopre il recipiente solo sulla parte superiore. Di bellissimo effetto è anche la decorazione incisa, sempre di ascendenza primitiva, con i suoi motivi geometrici quali: linee, meandri, onde, spirali o floreali, molto semplificati. Sulla produzione faenzara, invece si può riscontrare nel Settecento l’influenza araba; rara, quasi inesistente è infatti la figura umana e quando compare, e ciò avviene soprattutto nell’Ottocento, essa rientra in quel filone artistico sviluppatosi sulla riscoperta del costume regionale. Più tipici e ricorrenti sono le figurazioni di animali quali il galletto, policromo nei colori rosso, blu, arancio, simbolo di virilità, di chiaro eco arabo, ma anche farfalle, volatili e tutta la gamma dei fiori e dei frutti della terra pugliese. Motivi geometrici di greche in manganese o in cobalto sono realizzati alcune volte come unico fregio dell’oggetto, in altri casi si accompagnano alle decorazioni figurate. In realtà, ciò che distingue l’iconografia eseguita dal figulo grottagliese è la traduzione in una “forma  dialettale” dell’iconografia colta. Il figulo grottagliese, infatti, usava ed usa ancora oggi, una ricca tavolozza di colori quali il verde ramina, il verde frasca o il verde antico, il blu cobalto, il giallo ocra ferruginoso e il bruno manganese che accosta seguendo esclusivamente il suo impulso creativo, immediato, spontaneo. Nella decorazione di oggetti di tipo greco, invece, egli segue in maniera scrupolosa i canoni decorativi e tecnici del passato. Qui infatti, dopo un’attenta documentazione mediante la consultazione di testi specializzati, vengono riprodotti fedelmente sia i cromatismi tipici della coroplastica antica, a figure sia nere che rosse, che i motivi decorativi e le rappresentazioni sceniche spesso a tema mitologico o eroico. Altri manufatti caratteristici, appartenenti alla tradizione ceramica grottagliese del secolo XIX sono le “Pupe” e i “Pomi”. Le Pupe consistono in una bottiglia dalle sembianze di donna abbigliata vistosamente e rubiconda. Secondo la tradizione del tempo, tutte le fanciulle, per potersi sposare, dovevano passare la prima notte d’amore con il prepotente signorotto. Un giorno un contadino, per evitare alla propria promessa sposa tale oltraggio, studiò un ingenuo stratagemma e travestito da donna, si presentò nottetempo al palazzo principesco in sostituzione della sposa, ma avendo dimenticato di tagliarsi i baffi, venne subito scoperto e immediatamente giustiziato. Così per ricordare quei tristi tempi, i “figuli” grottagliesi pensarono bene di realizzare questo tipo di “bambola”in ceramica.

I Pomi sono manufatti invece che ricordano vagamente dei boccioli di fiori stilizzati, che tradizionalmente sostituiscono le piante ornamentali di terrazzi e balconi. Hanno forma tondeggiante e di regola terminante a punta; possono essere lisci oppure solcati da striature concentriche che fanno assumere l’aspetto di una grossa “pigna” (come comunemente vengono chiamate o associate). Talvolta alla base vengono applicate foglie modellate a rilievo che formano una sorta di calice frastagliato. Sono ricoperti da lucenti invetriature monocrome o decorati in policromia con ornati di vario tipo. La base è forata per permettere di infilarli sopra gli appositi fermi metallici collocati alle estremità delle ringhiere di balconi, terrazzini e finestre. A Grottaglie, ancora oggi, la maggior parte delle case nella parte più antica del paese, sono caratterizzate da questo tipico ornamento.

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